Non sentirsi abbastanza: perché tante donne aspettano di sentirsi pronte prima di provarci?

La storia di Sherri Shepherd ci ricorda che la fiducia in sé stesse non è sempre partenza, a volte è qualcosa che si costruisce proprio facendo ciò che ci spaventa e c’è un pensiero che molte donne fanno spesso: «Non sono ancora pronta».
Lo pensiamo quando vorremmo cambiare lavoro, quando vorremmo chiedere un aumento, davanti a una nuova opportunità o mentre decidiamo se dar vita a quel progetto che teniamo nel cassetto da tanto tempo, aspettiamo di avere più esperienza, più sicurezza, più competenze, aspettiamo, soprattutto, di sentirci all’altezza, ma se il momento giusto fosse quello in cui decidiamo di provarci nonostante la paura?

È una riflessione che nasce anche dalla storia di Sherri Shepherd, attrice, comica e conduttrice televisiva americana che, a 59 anni, si sta preparando ad affrontare una nuova sfida professionale: interpretare il Genio nel musical Aladdin a Broadway, diventando la prima donna a ricoprire questo ruolo nella produzione. In un’intervista pubblicata da Women’s Health il 1° ottobre 2026, Shepherd ha raccontato di aver accettato questa opportunità con entusiasmo, ma anche con paura. La prospettiva di affrontare un ruolo che richiede canto, danza e una preparazione intensa l’ha messa di fronte alle proprie insicurezze, la sua reazione, però è stata quella di non lasciare che la paura decidesse al posto suo, ha pensato che non sentirsi ancora una cantante non significa non poter imparare ad esserlo.

 

La trappola del dover essere perfette.

Non basta essere competenti: bisogna sentirsi impeccabili. Non basta avere un’idea: bisogna essere certe che funzionerà. Non basta desiderare qualcosa: dobbiamo dimostrare prima di meritarcela. Questa ricerca continua della perfezione può farci rimandare e nel frattempo, le occasioni passano, cerchiamo un modo per evitare di sbagliare o di essere giudicate.

 

La sindrome dell’impostora: quando i successi non bastano.

Di cosa si tratta? La sindrome dell’impostora è la difficoltà a riconoscere il proprio valore e la convinzione che i risultati ottenuti siano tali, grazie alla fortuna, al caso o a circostanze esterne. Anche chi ha esperienza, competenze e già dei risultati, può dubitare delle proprie capacità: un nuovo incarico può sembrare troppo grande, una promozione non meritata, un traguardo quasi casuale.
La storia di Shepherd mostra che l’esperienza non toglie la paura, anche dopo decenni di carriera, ci possono essere situazioni che ci fanno sentire di nuovo principianti, ma ogni insicurezza non significa che non siamo capaci, a volte il dubbio non dovrebbe farci tornare indietro, ma insegnarci che abbiamo ancora qualcosa da imparare. E’ ovvio che non dobbiamo per forza superare ogni ostacolo, infatti a volte bisognerebbe fermarsi, valutare ed eventualmente dire di no, ma quando rinunciamo a qualcosa che desideriamo soltanto perché abbiamo paura di non essere abbastanza brave, forse vale la pena ascoltare quella paura e non dargliela vinta.

 

L’ambizione femminile non è un difetto.

Ancora oggi, una donna ambiziosa può trovarsi davanti ad aspettative contraddittorie: deve essere determinata, ma non troppo, competente, ma non intimidatoria, sicura di sé, senza apparire arrogante, perciò poi erroneamente conta di più il giudizio degli altri.
La storia di Shepherd fa riflettere: accettare una sfida non significa presentarsi come perfette o superiori agli altri, ma significa che possiamo provarci anche quando non si hanno ancora tutte le risposte.
L’ambizione non è soltanto il desiderio di arrivare più in alto, è immaginare una vita più nostra, è immaginare di cambiare direzione, di imparare qualcosa di nuovo e di non considerare l’età o le esperienze passate, come ostacoli.

 

La fiducia in sé stesse si costruisce anche sbagliando.

Siamo abituate a pensare che per iniziare serva sicurezza, ma spesso funziona al contrario: iniziamo, incontriamo le difficoltà, impariamo e diventiamo più sicure. La fiducia può anche essere il frutto di esperienze che ci dimostrano che siamo capaci di fare ciò che ci sembrava difficile e non vuole dire buttarsi a capofitto, ma credere che nessuna competenza farà sparire del tutto le paure. Va bene riconoscere di non avere determinate conoscenze, ma senza togliersi il diritto di cominciare e non colpevolizzandosi su eventuali errori, sbagliando si impara e fallire non vuol dire essere un fallimento.

 

E se smettessimo di aspettare?

La storia di Sherri Shepherd ci fa riflettere su una domanda: quante possibilità siamo disposte a perdere pur di non rischiare di non sentirci abbastanza? Forse non dobbiamo diventare donne che non hanno paura, ma dobbiamo imparare a essere donne che non considerano la paura un motivo sufficiente per rinunciare. Non sempre otterremo ciò che desideriamo, non tutte le occasioni saranno quelle giuste, ma  almeno la decisione non sarà stata presa dalla paura di non essere abbastanza, perché non è necessario sentirsi già all’altezza di ogni sfida, a volte basta essere disposte a crescere per affrontarla.

AmatiSempre

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