Perché sei così brava a credere negli altri, e così severa con te stessa?
C’era una mattina come tante. Ho aperto Instagram, ho visto il profilo di una persona che fa un lavoro simile al mio, e ho pensato subito: lei è avanti. Intendo come punto di arrivo, quel traguardo che inseguo, quel sogno che tengo nel cassetto ogni giorno. Al confronto, perché è questo che stavo facendo, anche se non me ne rendevo conto, mi sono sentita indietro. Mi sono sentita meno.
Poi è arrivata una cattiva notizia. E quella sensazione si è fatta ancora più pesante.
“Quella sera, però, qualcosa è cambiato.”
Finito il bagno di mio figlio Mikael, lo stavo aiutando ad allacciarsi l’accappatoio. Gli ho detto, quasi automaticamente: “Mikael, dovresti imparare ad allacciarlo da solo.” Lui ha 11 anni, è un bambino speciale, e ogni piccola conquista per lui è una vittoria immensa. Mi ha risposto con quella voce seria che mi spezza sempre il cuore: “Mamma, è impossibile.”
Mi sono fermata.
L’ho guardato. E gli ho detto:
“Se sono capace io, sei capace anche tu. Se ho imparato io, puoi imparare anche tu. Non si dice impossibile se non si è nemmeno provato.”
Mikael ha sorriso. Con la bocca e con gli occhi. Era felice, perché gli stavo dando fiducia.
E lì, in quel momento, ho provato qualcosa.
Il paradosso.
Siamo straordinarie quando si tratta di credere negli altri. Sappiamo trovare le parole giuste, vedere il potenziale dove loro non riescono a vederlo, spingere chi amiamo a non arrendersi. Siamo generose di fiducia, di incoraggiamento, di speranza.
Ma quando la stessa situazione ci riguarda, quando siamo noi a dover credere in noi stesse, diventiamo improvvisamente le nostre peggiori nemiche. Ci paragoniamo. Ci giudichiamo. Ci diciamo che non siamo abbastanza, che siamo in ritardo, che gli altri sono avanti e noi stiamo ancora cercando di capire da dove cominciare.
Io, quel mattino, avevo fatto esattamente questo. Avevo guardato il percorso di un’altra persona e l’avevo usato per misurare il mio. Come se il “successo” fosse una gara, invece di essere qualcosa di personale.
“Ogni storia ha il suo vissuto. Non paragonare il tuo percorso a quello di nessun altro, mai.”
Cosa ci insegna l’imperfezione di una giornata storta
Le giornate che partono male spesso ci insegnano più di quelle in cui tutto fila liscio. Non perché la sofferenza sia necessaria, ma perché ci mettono davanti alla verità.
Quella sera, stanca, un po’ abbattuta, senza alcuna intenzione di fare discorsi profondi, ho detto a mio figlio esattamente quello che avrei dovuto dire a me stessa quella mattina. Provarci sempre. Non arrendersi prima di iniziare. Non usare la parola “impossibile” come scudo contro la paura.
La fiducia che stavo regalando a Mikael era la stessa di cui mi ero privata io poche ore prima. E questo mi ha colpita.
Trattati come tratteresti qualcuno che ami
A volte immagino di essere la mia migliore amica. Immagino di raccontarle quello che sto vivendo: le paure, i paragoni, la sensazione di non farcela e mi chiedo cosa le direi.
Probabilmente le direi: stai andando bene. Il tuo percorso è tuo. Non devi correre più veloce di quanto ti permetta il tuo passo. Ogni cosa a suo tempo.
Perché non riusciamo a dirlo anche a noi stesse?
Forse perchè abbiamo interiorizzato una voce critica talmente familiare da non riconoscerla più come tale. La scambiamo per lucidità, per realismo, per umiltà. Ma non lo è. È solo un’abitudine sbagliata e come tutte le abitudini, si può cambiare.
Il confronto è un ladro silenzioso
Instagram può anche essere devastante, se lo usi nel modo sbagliato.
Non perché le persone che segui siano false, molte sono autentiche, ispirazionali, meravigliose. Ma perché vedi i loro risultati, non il loro processo. Vedi l’arrivo, non tutta la strada che hanno percorso per arrivarci. Vedi la versione che hanno scelto di mostrare, non le mattine in cui anche loro si sono svegliate con i dubbi.
Quando guardi il profilo di qualcun altro e pensi “lei è avanti”, ricorda: avanti rispetto a cosa? A un traguardo che ha costruito nel suo tempo, con la sua storia, con le sue risorse, con le sue ferite. Il tuo punto di partenza è diverso. La tua destinazione è diversa. La tua strada è diversa.
“Non sei in ritardo. Stai andando al ritmo giusto per te.”
Una cosa da portarti via
Quella giornata è partita storta. L’ho trascorsa con il peso del paragone sulle spalle e una cattiva notizia nello stomaco. Ma mi ha regalato qualcosa di prezioso: il ricordo di mio figlio che sorride con gli occhi perché qualcuno credeva in lui.
Quel qualcuno ero io. E quella stessa io, la mattina, non riusciva a credere in se stessa.
Non so dove sei nel tuo percorso mentre leggi questo. Forse stai attraversando una di quelle mattine in cui senti di essere indietro, di non bastare, di non farcela.
Se è così, lascia che te lo dica io:
“Se sei capace di credere negli altri, sei capace di credere in te stessa. Se hai imparato tante cose fino ad oggi, puoi impararne ancora. Non si dice impossibile se non si è nemmeno provato: è le lezione di Mikael e me la porterò dentro.”
Amati sempre.


